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Home LiveNews

Dai porti alla difesa: i rischi del monopolio di Starlink

Mario Altomura by Mario Altomura
22 Ottobre 2026
in LiveNews
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Starlink ph IG

Starlink ph IG

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L’impatto del controllo privato sulle reti di comunicazione globali e la necessità di nuove regole di trasparenza e continuità

Mirko Benetti ph press
Mirko Benetti ph press

In una disamina dedicata alle dinamiche geostrategiche e tecnologiche attuali, Mirko Benetti, Presidente della Port Authority di Pisa, affronta il tema dell’autonomia delle comunicazioni satellitari in Europa, evidenziando come le vicende legate a Starlink in Ucraina abbiano trasformato la connettività da semplice servizio privato a priorità di sicurezza nazionale e continentale.

Starlink e la crisi della connettività nel conflitto in Ucraina

A metà ottobre, lungo la linea del fronte in Ucraina, le apparecchiature satellitari necessarie per il coordinamento di droni, reparti sul campo e centri di comando hanno subito un improvviso e drastico rallentamento. Non si è trattato di un attacco delle forze della Russia né di un atto di sabotaggio, bensì di una limitazione di banda disposta a migliaia di chilometri di distanza. Durante la riunione del Consiglio europeo svoltasi a Bruxelles il 16 ottobre, il presidente Zelensky ha definito tale accadimento come una sorpresa «molto pericolosa e spiacevole». Poche ore prima, l’Alta rappresentante Kaja Kallas aveva preso atto di una realtà incontestabile: nel breve periodo l’Europa non possiede i mezzi per sostituire la rete Starlink.

Questo passaggio segna il tramonto dell’illusione secondo cui la connettività globale via satellite costituisca una risorsa neutrale e sempre disponibile. Si tratta al contrario di un’infrastruttura critica gestita da un consiglio di amministrazione e condizionata, in ultima istanza, dalle scelte di un unico individuo. Nel febbraio 2022, con le reti terrestri ucraine sotto l’offensiva dei missili russi, le prime forniture di terminali Starlink giunsero a Kyiv in pochissimi giorni. Un supporto straordinario che ha consentito alla resistenza ucraina di mantenere l’operatività.

Tuttavia, quanto nato come misura d’emergenza è divenuto la colonna portante di un Paese in guerra. Le truppe di Kyiv impiegano attualmente decine di migliaia di apparati, mentre la versione militare del sistema, denominata Starshield, garantisce il controllo delle comunicazioni belliche, la gestione di attacchi a medio raggio e la guida dei droni intercettori. La medesima rete supporta anche ospedali, istituti scolastici e amministrazioni locali nelle aree frontaliere. Gli eventi di allarme si sono susseguiti nel tempo: nel 2022 Musk negò l’estensione del segnale sulla Crimea durante una pianificata operazione ucraina con droni navali contro la flotta russa a Sebastopoli. Nello stesso anno, secondo quanto riferito da Reuters, l’imprenditore ordinò di limitare la copertura in determinate zone durante la controffensiva. Nell’autunno successivo SpaceX comunicò al Pentagono di non voler più coprire autonomamente i costi, provocando il blocco di circa 1.300 terminali militari per motivi finanziari. Nel marzo 2025 lo stesso Musk ha dichiarato pubblicamente che lo spegnimento di Starlink avrebbe causato il cedimento dell’intero fronte ucraino, richiamando la reazione della Polonia, che sostiene finanziariamente parte dei terminali, nel ribadire chi garantisca i pagamenti.

I fatti di ottobre introducono ulteriori incertezze su chi abbia effettivamente stabilito le restrizioni. Fonti di stampa citate da Reuters indicano la Casa Bianca, il presidente Trump ha smentito ogni coinvolgimento, mentre Musk ha attribuito la decisione al governo degli Stati Uniti. Per gli analisti di sicurezza l’interrogativo cruciale non riguarda chi abbia azionato l’interruttore, bensì la constatazione che tale interruttore esista e si trovi al di fuori del controllo di chi combatte e di chi lo supporta.

Single point of failure e i rischi per le infrastrutture europee

L’elevata concentrazione industriale genera non soltanto implicazioni politiche, ma anche una marcata fragilità tecnica. Il 24 luglio 2025 un malfunzionamento dei servizi software di gestione della rete centrale ha provocato un’interruzione globale di Starlink per circa due ore e mezza. Il comandante delle forze droni ucraine ha registrato l’arresto del sistema lungo tutto il fronte, rendendo necessario il rinvio di diverse missioni operative. Nel settembre 2025 si è verificato un ulteriore blackout su scala mondiale. In entrambe le circostanze non vi è stata alcuna azione nemica, bensì un unico elemento di guasto in una rete da cui dipendono milioni di utenti distribuiti in circa 140 paesi.

Nel linguaggio della sicurezza tale condizione prende il nome di single point of failure: quando coincide con un’infrastruttura di rilevanza strategica, un difetto informatico o una scelta politica individuale possono generare conseguenze paragonabili a quelle di un attacco armato. L’Ucraina rappresenta il banco di prova, ma la problematica investe direttamente l’Europa. Le infrastrutture essenziali europee, dai settori portuali alle reti energetiche, dai trasporti alla protezione civile fino alle forze armate, fanno affidamento in misura sempre maggiore sulla connettività spaziale. Nella logistica e nella sicurezza dei porti, la navigazione, la tracciabilità dei carichi e le trasmissioni di soccorso in mare transitano dallo spazio. Rimettere questa operatività a un fornitore extraeuropeo significa accettare che la propria resilienza rimanga condizionata da priorità estere.

Tuttavia si registrano i primi sviluppi sul piano comunitario. Ad agosto la Commissione europea e il consorzio SpaceRISE (composto da Eutelsat, SES e Hispasat) hanno siglato l’accordo attuativo per IRIS², la costellazione sovrana dell’Unione europea destinata a contare 348 satelliti collocati tra l’orbita bassa e media, 66 dei quali riservati alla difesa, alla sicurezza e alla gestione delle emergenze, con i primi lanci programmati per il 2029. Il programma GOVSATCOM, predisposto per la condivisione della capacità satellitare governativa tra gli Stati membri, risulta operativo da quest’anno, e Bruxelles ha avviato i negoziati per l’integrazione dell’Ucraina. Inoltre l’operatore Eutelsat/OneWeb dispone già di una costellazione europea in orbita bassa. Pur con questi passi in avanti, la scadenza del 2029 appare ancora distante, un primo lancio non corrisponde a un servizio pienamente operativo e il divario numerico resta ampio, dato che Starlink vanta già migliaia di satelliti in orbita.

Le cinque azioni dell’Europa per la propria sovranità spaziale

Per colmare il ritardo accumulato, l’Europa deve articolare la propria strategia su cinque linee d’azione fondamentali:

  • Gestire IRIS² come un autentico programma di difesa e non come un mero progetto industriale, assicurando finanziamenti certi e tempistiche vincolanti.
  • Strutturare con immediatezza una capacità ponte, potenziando Eutelsat/OneWeb e GOVSATCOM sia a favore dell’Ucraina sia degli Stati membri, mettendo a disposizione terminali e accordi di servizio operativi.
  • Garantire un accesso autonomo allo spazio mediante vettori di lancio europei affidabili e disponibili in quantitativi adeguati, evitando che la costellazione sovrana dipenda dalle infrastrutture di lancio terze.
  • Elevare il principio di ridondanza a criterio essenziale, stabilendo nei capitolati di gara per la difesa e le infrastrutture critiche l’adozione di architetture multi-orbita e multi-operatore, affinché nessuna funzione chiave dipenda da un singolo fornitore.
  • Fissare norme trasparenti e stringenti per i soggetti privati che erogano servizi strategici, introducendo vincoli di continuità, obblighi di preavviso e chiarezza sulle catene decisionali, in analogia con quanto stabilito nei settori dell’energia e delle telecomunicazioni di terra.

La lezione del conflitto in Ucraina si rivela chiara e diretta: «nella guerra moderna, chi controlla le comunicazioni controlla una parte della guerra». Non si tratta di demonizzare un’azienda privata che ha garantito un ausilio concreto né di compromettere l’alleanza internazionale, ma di prendere atto che «la sicurezza non si appalta». Un continente intenzionato ad affermare il proprio ruolo deve poter interagire con le proprie forze armate, i propri porti e le proprie comunità cittadine senza dover richiedere autorizzazioni. Lo spazio si conferma l’arena centrale della sicurezza globale: «L’Europa può scegliere se presidiarlo o prenderlo in affitto».

Tags: connettivitàEuropaMirko BenettisatellitisicurezzaStarlinkucraina
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