Nata nel 2006 a Firenze, la compagnia ha trasformato l’immaginario del tendone tradizionale in un evento scenico ricercato e inclusivo

Un connubio felice tra eleganza fiorentina, echi del cinema d’autore e una sincera vocazione all’inclusione accompagna il ventennale del Circo Nero, protagonista di una prestigiosa affermazione ai Dance Music Awards 2026, dove la realtà fondata da Leandro Bisenzi è stata insignita del titolo di miglior agenzia di spettacolo in Italia.
A svelare il profilo più genuino del creatore del format, assai più di qualsiasi biografia formale, è un episodio privato risalente a qualche anno fa, avvenuto nel corso di una serata speciale organizzata in uno storico teatro di Firenze per i malati di Parkinson. In quel frangente, Leandro Bisenzi espresse un desiderio singolare, domandando di lasciare libera una sedia proprio davanti al palcoscenico, accanto alla sua. A quanti chiesero spiegazioni per quella postazione rimasta disabitata, replicò con toccante limpidezza: «È per la mia mamma: per me è sempre presente, anche se la sto perdendo, come purtroppo si perde chi è colpito da una malattia neurovegetativa».
Il cuore pulsante del suo percorso creativo risiede esattamente in questo passaggio intimo, dove il riserbo della sofferenza si fonde con la potenza dell’amore filiale. Al di sotto della frenesia irriverente, della vitalità dirompente e dello sfarzo eccentrico del Circo Nero, si celano infatti universi onirici sommersi, intessuti di grazia, ironia e genuino entusiasmo per la vita, testimoni di una profondità morale ed estetica che arricchisce ogni esibizione.
Le radici del progetto a Firenze e l’omaggio a Tod Browning

Sorto a Firenze nel 2006, il Circo Nero giunge al traguardo dei suoi primi vent’anni di attività. L’iniziativa trae linfa dai ricordi più limpidi dell’infanzia, legati alla fascinazione per il tendone che un tempo compariva in città durante i periodi di festa, non di rado in una suggestiva Firenze imbiancata a Natale, portando con sé presenze stravaganti, calore e sorrisi capaci di meravigliare grandi e bambini.
A innescare la scintilla risolutiva per questa visione è stato l’incontro folgorante con una pietra miliare della cinematografia: Freaks, lungometraggio del 1932 diretto da Tod Browning. Autentico manifesto anticipatore di accoglienza e tolleranza ambientato nell’America della Grande Crisi, l’opera illustrava le vicende di quanti venivano crudelmente sbeffeggiati ed esibiti per le proprie particolarità anatomiche. Il Circo Nero ha ereditato quel messaggio morale facendone uno stendardo di libertà ed empatia, in cui la diversità non scade mai nell’emarginazione ma diviene motivo di celebrazione.
La cifra stilistica a Firenze e la ricerca interiore oltre la scena
Mantenendo un confronto continuo con Firenze, polo internazionale di eleganza, inventiva e moda, il format ha saputo reinventare la tradizione circense mediante un’impronta estetica inconfondibile. I performer non vestono banali costumi, bensì autentiche creazioni glamour, preziosi outfit ideati da stilisti emergenti dell’ambiente fiorentino e non solo.
Sotto le luci della ribalta si esibisce un ventaglio ricchissimo di interpreti: funamboli, contorsionisti, prestigiatori, illusionisti, clown, giocolieri e la tradizionale donna cannone. Nondimeno, al di là del trucco, delle gag e dei travestimenti scenici, agiscono anzitutto persone, figure sfaccettate che danno corpo all’eterno conflitto tra l’interiorità individuale e le pressioni conformiste della civiltà contemporanea.
Profili come il folle, l’irriverente, il solitario e l’eccentrico si trasformano nei protagonisti di una polifonia corale che esorta ogni spettatore a intraprendere un viaggio dentro di sé, indagando il territorio in cui queste differenti anime dialogano. Quando le note tacciono, i riflettori si smorzano e il sipario cala, non rimane unicamente l’eco degli applausi: si rientra recando nello sguardo le visioni donate da Leandro Bisenzi, riflettendo sulle risonanze intime e sui legami che uniscono quegli interpreti straordinari alla nostra sfera più recondita, nel cammino più potente e genuino per riscoprire, finalmente, i nostri confini.
A cura di Nora Taylor
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