Un dietro le quinte appassionante svela l’incredibile armonia e lo studio introspettivo nati per questa attesissima produzione
Una Tosca che si propone come difesa della bellezza, liberata da stereotipi e convenzioni, approda sul palco del Teatro Regio di Torino dal 12 al 21 giugno. La produzione, realizzata in coproduzione con l’Abay Kazakh National Opera, porta la firma registica di Stefano Poda, che costruisce uno spettacolo di forte impatto visivo, caratterizzato da rigore simbolico e da un’estetica dichiaratamente visionaria. Il lavoro si distingue per una lettura radicale dell’opera pucciniana, spogliata delle stratificazioni della tradizione e restituita alla sua natura più autentica di dramma universale e rito collettivo. L’allestimento si sviluppa attorno al mito di Roma, con una scena dominata dalla monumentalità del marmo e da un complesso sistema allegorico, in cui elementi dell’antichità vengono trasformati in simulacri olografici, creando un dialogo continuo tra memoria archeologica e contemporaneità.
La visione di Stefano Poda tra storia e modernità
“Il mondo visivo dello spettacolo si fonda su un forte dualismo storico e simbolico – ha rivelato il regista – Da un lato il Settecento, l’universo dell’Ancien Régime, con le sue gerarchie e il suo splendore ormai corroso, rappresentato da Scarpia, figura di potere assoluto e decadente, un mondo destinato a dissolversi. Dall’altro lato c’è l’Ottocento nascente, portatore di nuove idee politiche, di modernità e cambiamento, incarnato simbolicamente da Cavaradossi. Per restituire Tosca alla sua vera universalità, il regista dal palcoscenico non deve insegnare, ma imparare a disimparare, così come lo spettatore non deve solo ascoltare e vedere, ma grazie al palcoscenico ascoltarsi e vedersi”. In questa chiave interpretativa, l’opera si trasforma in un’esperienza immersiva, dove il confronto tra epoche diventa il fulcro narrativo e visivo.
Il debutto di Vincenzo Costanzo e il cast
Grande attesa per il debutto al Teatro Regio del tenore napoletano Vincenzo Costanzo, in scena il 13 giugno alle ore 20 nel ruolo di Mario Cavaradossi. Accanto a lui Ekaterina Sannikova sarà Tosca, Claudio Sgura interpreterà il Barone Scarpia, mentre Matteo Torcaso vestirà i panni del sagrestano, Igor Durlovski sarà Cesare Angelotti, Daniel Umbelino Spoletta ed Eduardo Martínez Sciarrone. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del coro preparato da Gea Garatti Ansini e delle voci bianche di Claudio Fenoglio, ci sarà Andrea Battistoni. “Sono felice di essere qui – ha affermato Vincenzo Costanzo – e non è la solita frase di circostanza. Ho trascorso un mese di prove in teatro e riavvolto un po’ la bobina della mia vita, ritrovando il direttore artistico, Cristiano Sandri, il quale ha sempre creduto in me sin da giovanissimo e lavora al fianco del Sovrintendente Mathieu Jouvin, l’altro Cavaradossi, Martin Muehle, Chiara Isotton che ho avuto quale Tosca al Maggio Musicale Fiorentino e ancora Claudio Sgura e Roberto Frontali, tutti musicisti con i quali si è creato un clima di grande serenità e collaborazione. Questo debutto mi ha permesso di lavorare con Stefano Poda, per il quale il termine regista sta veramente stretto. Lui è un grande uomo di teatro, ha un suo codice e lavora tantissimo sull’arricchimento introspettivo e psicologico del personaggio, attraverso idee innovative e rivoluzionarie, che supportate da un senso realmente consapevole. Con il Maestro Poda si lavora con tranquillità, e ci si scende a compromessi, risolve ogni problema che possa ostacolare la perfetta esecuzione musicale. Riguardo il mio personaggio, Mario Cavaradossi, in questo allestimento, il suo animo rivoluzionario, si vede è fisico, il Cavaliere vive realmente tutto ciò che fa, e questa idea permette di esprimermi al meglio, unitamente alla caratterizzazione del Maestro Andrea Battistoni, che è di farmi cantare ponendo in luce tutte le mie potenzialità e con quello sguardo al passato che è, poi, la giusta angolazione per interpretare la partitura pucciniana, ovvero ricercando il suono bello, senza mai stravolgere la pagina, ma in difesa di essa e della voce, permettendomi di cantare con la massima naturalezza, senza alcuna costrizione, quindi, consentendomi di essere me stesso. Il tratto distintivo del Maestro Battistoni è poi quello di capire il cantante che ha di fronte, grande istinto per il fraseggio, fiati, rallentandi e una direzione attraverso cui tutto viene semplice, per mezzo di un giusto rigore, allo scopo di tendere alla Bellezza di ogni nota. Poche volte sono contento del lavoro che ho svolto, invito il pubblico a venire, anche se tutte le repliche sono sold out, nonostante l’opera venga rappresentata al chiuso”.




