DA QUESTA SETTIMANA L’AVVOCATO TRIBUTARISTA CRISTIANO RICCI SARÀ PROTAGONISTA DELLA SEZIONE “IL TRIBUTARISTA”, OFFRENDO CONSIGLI UTILI IN MATERIA AI NOSTRI LETTORI
L’intelligenza artificiale è ormai entrata a pieno ritmo all’interno dei controlli fiscali. Del resto, oggi i c.d. evasori – soprattutto quelli che architettano vere e proprie frodi con risvolti anche penali – possono servirsi di strumenti sempre più sofisticati: sarebbe impensabile, quindi, pretendere che l’Agenzia delle Entrate la contrasti con mezzi rimasti fermi al passato. Se cambiano le tecniche degli evasori, devono evolvere anche quelle di chi è chiamato a individuarli.
L’intelligenza artificiale può incrociare enormi quantità di dati, rilevare incongruenze e segnalare operazioni sospette con una rapidità impensabile per un essere umano. È dunque un alleato prezioso dell’Amministrazione finanziaria. Già da tempo, del resto, il Fisco osserva anche lo stile di vita ostentato dai contribuenti sui social da cui ben può trarre indizi di eventuale ricchezza non dichiarata. Quest’ultima non è intelligenza artificiale ma è certamente uno strumento utile in dote all’Erario.
Ciò che bisogna considerare, però, è che una singola anomalia non può essere considerata automaticamente un’evasione ma, al contrario, soltanto un segnale da verificare e approfondire “artigianalmente”.
Proprio qui emerge il limite della tecnologia. L’intelligenza artificiale segue i binari dei dati e delle istruzioni ricevute, anche sotto forma di prompt. Può individuare uno schema – magari ricorrente –, ma non prova sentimenti né sensazioni, né può agire con alcun istinto umano. Di conseguenza, essa può non cogliere ciò che caratterizza il singolo caso: le circostanze concrete, una spiegazione plausibile o una vicenda personale fuori dall’ordinario. Un funzionario, invece, può ascoltare, approfondire, collegare elementi apparentemente secondari ed esercitare quella sensibilità di giudizio che una macchina non possiede.
Per questo il controllo umano, ad oggi, resta essenziale e l’Agenzia delle Entrate deve verificare la qualità dei dati e l’affidabilità degli strumenti impiegati.
E il contribuente? Conformemente allo Statuto dei diritti del contribuente deve poter ovviamente conoscere le ragioni e gli elementi sui quali si fonda la contestazione al fine di difendersi. E siamo certi che, allo stato attuale, l’IA sia in grado di garantire tale diritto? Sarebbe necessario, forse, che prima di utilizzare l’IA nei controlli fiscali venga disciplinato a sua volta la modalità con cui essa deve essere usata onde non violare i diritti del contribuente.
Ben venga, dunque, un Fisco tecnologicamente più forte, ma a una condizione: che l’algoritmo aiuti a individuare i problemi, senza sostituirsi completamente a chi deve comprenderli e decidere.
Perché la lotta all’evasione richiede strumenti sofisticati, ma anche garanzia umane!




