Uno sguardo approfondito sulle dinamiche delle traversate nel Mediterraneo, tra mutamenti dei flussi e rischi crescenti per chi viaggia
A Milano, nella data del 2 ottobre 2026 e alla vigilia della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre – istituita a ricordo del naufragio di Lampedusa del 2013 nel quale perirono 368 migranti –, la Fondazione ISMU ETS ha diffuso un resoconto basato sulle evidenze statistiche dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM). Fino al 24 settembre 2026, momento in cui si è verificato l’ultimo sinistro censito, dall’inizio dell’anno in corso sono già 1.971 le persone morte o disperse nelle acque del Mediterraneo. Considerando il periodo compreso tra il 2014 e il 24 settembre 2026, il computo complessivo delle vittime lungo i tre corridoi marittimi supera la soglia di 35mila individui, con la maggior parte dei drammi consumatasi nel Mediterraneo centrale, lungo la rotta marittima che unisce la Libia all’Italia. Tali elementi informativi scaturiscono dalle analisi condotte da Fondazione ISMU ETS sulla banca dati IOM, accessibile all’indirizzo https://missingmigrants.iom.int/.
La rotta occidentale verso la Spagna e l’incremento dei naufragi
Anche durante il 2026 la navigazione nel Mediterraneo centrale si attesta come la traversata a più alto coefficiente di rischio. Ciò nondimeno, negli ultimi anni si è osservata una crescita considerevole degli sbarchi via mare lungo il versante occidentale verso la Spagna e le Isole Baleari spagnole, dinamica che ha comportato una crescita parallela dei naufragi su questa direttrice. Nello specifico, nel corso del 2025 sono stati rilevati 483 tra deceduti e dispersi (mentre nel 2023 furono 171 e nel 2024 se ne contarono 191). Nei primi nove mesi del 2026, guardando al dato del 13 settembre quale ultimo aggiornamento disponibile, coloro che hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Europa su questa tratta compongono il 31% del totale delle vittime registrate nell’intero bacino del Mediterraneo.
La flessione degli arrivi e il raddoppio delle vittime nei dati IOM
Come posto in risalto dalla Fondazione ISMU ETS riprendendo quanto documentato da IOM nel rapporto Global Overview of Migration Routes (Jan-April 2026), i viaggi via mare presentano un livello di pericolo sempre più marcato, a dispetto della contrazione globale degli arrivi irregolari in Europa riscontrata nel 2026. Nei primi quattro mesi dell’anno, infatti, a fronte di una diminuzione degli ingressi pari al 46% rispetto al medesimo periodo del 2025, i migranti deceduti lungo il canale del Mediterraneo centrale sono più che raddoppiati. Oltre il 50% delle vittime, pari a 430 persone, è stato censito nel mese di gennaio, in concomitanza con gli effetti del ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria. Una situazione analoga si riscontra sulla rotta del Mediterraneo orientale, dove le morti risultano triplicate per via dei molteplici naufragi avvenuti vicino a Creta, pure a fronte di un sensibile calo dei viaggi.
Il medesimo documento IOM evidenzia infine come la sola direttrice ad aver segnato una crescita rilevante degli accessi (+66%) nel quadrimestre inaugurale del 2026 sia quella del Mediterraneo occidentale che porta in Spagna, motivata in larga misura dagli ingressi via terra verso Ceuta e Melilla. Alla fine di luglio, si è verificata l’entrata in massa nell’enclave di Ceuta di circa 72mila persone, provenienti prevalentemente dal Marocco, che hanno raggiunto il suolo spagnolo a nuoto aggirando i frangiflutti costieri o a piedi muovendosi sul litorale. Se la maggior parte dei cittadini di nazionalità marocchina ha in seguito fatto rientro volontariamente nel proprio paese d’origine, all’incirca 5mila individui provenienti dall’Africa subsahariana, non soggetti a espulsione, sono rimasti bloccati a Ceuta in condizioni precarie a causa della saturazione dei presidi di accoglienza, mentre si calcola che durante i passaggi abbiano perso la vita non meno di cento persone.




