Gente della notte e del giorno, rieccoci! Spegnete le candele, ripiegate i sacchi a pelo e salutate i falò di confronto: anche questa edizione di Temptation Island è andata in archivio. E adesso? Adesso, cari miei, ci aspettano oltre trenta lunghissimi giorni di coma farmacologico televisivo.
Se provate ad accendere la TV dopo le 21:00, l’unica cosa che trovate sono le repliche delle repliche: film visti quattordici volte, fiction del 2012 ripescate dalla cantina e programmi contenitore che mandano in onda “il meglio di” cose che già in originale non erano un gran che. Un vero e proprio deserto mediatico in attesa che a settembre riparta la solita giostra.
Da uomo che con la regia e la produzione ci lavora ogni giorno, vi dico che questa vacatio estiva mi fa venire il prurito. E la domanda sorge spontanea: di chi è davvero la colpa? Il grande alibi: “D’estate la gente esce” (Spoiler: Non è più così) . La scusa storica dei dirigenti TV è sempre la stessa, come un disco rotto: “D’estate la gente è in vacanza, esce, va al mare, chi volete che guardi la televisione?”.
Falso. O almeno, non più del tutto vero. Oggi l’Italia è cambiata: c’è chi va in ferie a rotazione, chi resta in città a lavorare, chi al mare ci va durante il giorno ma la sera, distrutto dal caldo e dall’umidità, vorrebbe solo accendere l’aria condizionata e godersi un bello spettacolo inedito. Il pubblico c’è, ma è stato semplicemente abbandonato. Temptation Island(con i suoi numeri da capogiro registrati proprio in piena estate) ha dimostrato che se al pubblico dai un contenuto fresco, identitario e capace di fare conversazione, la gente si incolla allo schermo pure con 40 gradi all’ombra.
La verità è molto più cinica e riguarda i bilanci. L’estate per le reti generaliste è diventata la stagione del risparmio energetico ed economico. I budget pubblicitari calano, le concessionarie incassano meno e le aziende decidono di congelare gli investimenti per puntare tutto sull’autunno. Ma c’è di più: manca il coraggio di rischiare. L’estate una volta era il laboratorio della televisione!
Era il periodo in cui si testavano i format zero, si mandavano in onda i giovani conduttori, si rischiava la buccia su idee strampalate perché “mal che vada abbiamo perso poche centinaia di migliaia di spettatori”. Oggi invece si preferisce il rischio zero: costo zero, palinsesto congelato, replica garantita. Hanno paura di osare e preferiscono mandare il pubblico a dormire presto (o direttamente sulle piattaforme streaming). Lasciare la TV generalista in balia del nulla per un mese intero è un suicidio commerciale, perché abitua lo spettatore a fare a meno della TV.
E quando a settembre provi a riaccendere i motori, ti accorgi che una parte di quel pubblico si è trasferita definitivamente altrove. Voi in questi trenta giorni di “buio televisivo” che farete? Siete tra quelli che si rassegnano alle repliche di Don Matteo, vi rifugiate nel catalogo infinito di Netflix e Prime Video, oppure pensate che le reti televisive dovrebbero finalmente svegliarsi e usare l’estate per inventare la TV del futuro?
Dite la vostra, senza filtri. Ci vediamo sul palco… se troviamo una replica decente da guardare nel frattempo!




