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Home LiveNews Mondo

Crosetto “Per l’Ucraina è difficile entrare in Europa. La pace va difesa”

italpress by italpress
31 Maggio 2026
in Mondo
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ROMA (ITALPRESS) – Se potesse cambiare una definizione sarebbe quella con cui spesso si parla di lui, il «ministro della Guerra». Perchè, Guido Crosetto, Fratelli d’Italia, il suo dicastero lo chiamerebbe «il ministero della difesa della Pace: pensare alla propria sicurezza, a come potersi difendere, a come costruire una deterrenza, è l’unico modo per far vivere noi e i nostri figli in pace. Peccato che alcuni, per interessi politici e immediati o per semplice demagogia, non lo riconoscano». E’ quanto spiega in una intervista al Corriere della Sera.
«Ci sono pezzi di opposizione ragionevoli e seri, ma in entrambi gli schieramenti c’è chi non capisce o non vuole capire – dichiara Crosetto -. Ma io vado avanti e faccio il mio mestiere, che è quello di ministro della Difesa. Capisco che ci sia chi ha obiezioni e sia chi deve gestire un’opinione pubblica cui è quasi impossibile spiegare quanto sia importante e doveroso avere capacità di difesa autonome. Ma se tutti i paesi del mondo le stanno rafforzando è possibile che siano tutti pazzi? Io sono il ministro della Difesa e dico quello che sarebbe giusto fare per costruire una Difesa seria, come lo fa – che so – quello della Sanità o della Scuola o di qualunque altro comparto su ciò che lo riguarda».
Con Giorgia Meloni, aggiunge, «non c’è mai stata una lite in anni su questi temi importanti per l’Italia, mai. Abbiamo parlato, normalmente e liberamente, come sempre facciamo con tutti gli alleati, e abbiamo definito una posizione. Che io rispetto e comprendo. Poi a me tocca continuare a dire ciò che serve per garantire la sicurezza degli italiani in un quadro completamente diverso da quello che c’era un tempo. Tutti sono consapevoli che abbiamo preso degli impegni pluriennali e può essere che ci siano tappe diversificate, ma quello che dovremo fare lo faremo». Per Crosetto, alla luce della grave situazione internazionale, bisogna procedere «insistendo sulla necessità di trovare, testardamente, spazi di diplomazia, dialogo, pace. Su Usa e Iran sembra si sia vicini ad una riapertura di Hormuz dopo un accordo a cui manca solo la firma di Trump. E noi italiani siamo pronti subito dopo i passaggi parlamentari: le navi sono già nel Golfo per un’opera di sminamento che sarà utile nell’immediato a liberare un tratto di mare vitale per i commerci e i traffici internazionali. Ma lo sarà anche perchè chi va direttamente a svolgere certe operazioni poi gode del ritorno di gratitudine di chi riceve aiuto». Per quanto riguarda il caso Romania «non è la prima volta che i droni russi sconfinano. E’ il nervosismo di Putin per quello che sta accadendo sul fronte ucraino: anzichè trovarsi in una situazione di vantaggio, ora è in difficoltà per gli attacchi alla propria produzione di petrolio e gas, colpiti dagli attacchi ucraini. Si è parlato, per anni, di quanto avrebbe resistito l’Ucraina alla Russia, ora invece sembra che sia la Russia ad essere in difficoltà di fronte alla crescita delle capacità dell’Ucraina». «Trump – spiega – ha preso atto che la Russia non voleva la pace. La trattativa è difficile perchè la Russia ha cambiato la propria Costituzione inglobando le 4 regioni ucraine contese e ha difficoltà sia a conquistarle che a fare marcia indietro. L’Ucraina, giustamente, non è disponibile a concedere i propri territori dopo anni di resistenza da soli, con migliaia e migliaia di morti. Perchè è vero che noi li abbiamo aiutati, ma a morire ci vanno loro».
«Ovviamente – aggiunge, bisogna arrivare ad una tregua. Poi, bisogna prepararsi a blindare la pace. La Russia potrebbe anche fermarsi per un pò, ma se non vede che dall’altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare. Tanto più che gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli. E infatti i paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congiunture economiche del momento, secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro». E alla domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nella Ue, risponde:
«Tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perchè se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi».
«Io ne ho parlato ai miei colleghi anche a Singapore ed avevo inviato a tutti una riflessione un mese fa: è sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina – aggiunge -. D’altra parte, oggi loro hanno nettamente l’esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perchè garantirebbe tutti. Ovviamente, a tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace».
Ed all’osservazione che la battaglia di Meloni però oggi in Europa non sembra essere quella sulla sicurezza, ma è quella per ottenere la flessibilità non solo sulle spese di Difesa ma anche sull’energia. I paesi frugali però si oppongono, commenta: «Meloni ha assolutamente ragione e penso che i cosiddetti “frugali” parlano dall’alto delle loro riserve di energia, di petrolio, di enormi fondi sovrani o di un approccio ideologico al bilancio. Io credo che all’Europa si debba chiedere ancora di più delle risorse: bisogna togliere regole, lacci, che ci rendono lenti, inefficienti, elefantiaci. C’è troppa burocrazia e troppo poco pragmatismo. In America, per non dire a Singapore, dalla decisione alla realizzazione dei progetti passano 6 mesi, in Europa non ti bastano neppure per capire con quale funzionario devi parlare… Questo uccide l’Europa come entità politica perchè chi lavora nel mondo la confronta e la sente lontana, sorda, lenta e nemica». La battaglia che si dovrebbe fare in questo ultimo anno di legislatura, «non è la difesa. L’emergenza prima è l’accelerazione della capacità produttiva del Paese e lo si fa rendendo più forte la parte produttiva nazionale ma anche attivando energie ed investimenti dall’estero. Bisogna fare ponti d’oro a chi vuole investire qui, a chi si trasferisce in Italia. E bisogna far ritornare i nostri cervelli. Nei paesi che funzionano meglio i migliori ricercatori in circolazione vengono pagati – a Singapore tutta la burocrazia statale e persino i ministri – quanto i migliori della finanza. Non può essere che i giovani, che guidano l’innovazione e le nuove tecnologie, espatrino perchè qui non ci sono le stesse opportunità di crescita e di guadagno. L’Italia avrebbe un’enorme capacità attrattiva, come luogo dove vivere bene. Dobbiamo assolutamente sfruttarla. E non parlo per la mia parte, lo dico per il Paese e per chiunque ci sarà dopo».
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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