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Home LiveNews Mondo

Riciclo plastica, Regis “Servono riforme per dare slancio al settore”

italpress by italpress
22 Maggio 2026
in Mondo
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ROMA (ITALPRESS) – Il settore del riciclo della plastica attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente. A lanciare l’allarme è Walter Regis, presidente di Assorimap, Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche, aderente a Confimi Industria, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
Un quadro complesso, quello tratteggiato da Regis, che chiama in causa tra l’altro la concorrenza sleale asiatica e la mancanza di riconoscimento economico del valore ambientale del materiale riciclato. “Il prodotto low cost asiatico riesce ad arrivare sul mercato con prezzi addirittura del 50% inferiori ai nostri”, spiega Regis. Un vantaggio competitivo che deriva in larga misura dai costi energetici enormemente più bassi rispetto all’Europa, oltre che da standard normativi e ambientali meno stringenti. Il risultato è che negli ultimi due-tre anni la situazione è progressivamente peggiorata: le imprese italiane del riciclo hanno prima perso margini, poi fatturato, e oggi si ritrovano con utili ai minimi storici.
“L’industria del riciclo è in grande crisi”, dice senza giri di parole il presidente di Assorimap.
Al centro del problema vi è una contraddizione strutturale: “La plastica riciclata ha un valore ambientale certificato e riconosciuto – importanti enti di ricerca hanno documentato i risparmi energetici e la riduzione delle emissioni di CO2 rispetto alla produzione di polimeri vergini – ma questo valore non si traduce in alcun riconoscimento economico per chi produce il riciclato”, sottolinea Regis. La strada indicata da Assorimap è quella dei certificati bianchi o dei crediti di carbonio: strumenti che consentirebbero di monetizzare il risparmio energetico e la minore emissione di CO2 generati dal processo di riciclo. Il meccanismo sarebbe virtuoso anche sul piano della redistribuzione dei costi: a pagare sarebbero le imprese più inquinanti, quelle che eccedono i limiti di emissione contingentati, mentre i riciclatori – in quanto produttori virtuosi – guadagnerebbero i certificati. “Non ci sono costi per l’erario”, sottolinea Regis. “E’ una proposta che il settore porta avanti da almeno due anni, ma che ancora non vede la luce”, aggiunge.
Uno dei motivi è anche legato ai vincoli in materia di aiuti di Stato, che rendono ancora più complesso il quadro regolatorio. Per Regis su questo fronte “la classe politica nel suo complesso deve essere disposta a fare scelte chiare e a superare le difficoltà”.
Sul fronte della concorrenza sleale, Assorimap spinge anche per l’introduzione di misure antidumping e dazi che proteggano il mercato europeo dai prodotti asiatici sottoprezzo. Una linea condivisa da molti settori industriali del continente, che chiedono all’Unione Europea di difendere le proprie scelte in favore della sostenibilità ambientale con strumenti concreti. “L’UE ha fatto scelte che propongono il valore ambientale delle produzioni: queste scelte non devono essere abbandonate, devono essere perseguite”, afferma Regis. “Il discorso dazi ci piace solo in parte, perchè noi siamo per la libera concorrenza”, precisa. Ed è qui che entra in gioco un’altra proposta innovativa dell’associazione: il “passaporto digitale” dei materiali riciclati. Uno strumento di trasparenza e tracciabilità che potrebbe diventare un fattore di differenziazione competitiva per il made in Italy del riciclo.
Sullo sfondo di queste battaglie specifiche si staglia un problema più generale. L’Italia è virtuosa su diversi fronti dell’economia circolare – carta, vetro, alluminio mostrano buone performance di riciclo – ma sulla plastica il lavoro da fare è ancora molto. E l’Europa intera condivide questo ritardo.
“Abbiamo approfondito, fatto strategie importanti su cosa significa la circolarità rispetto alla produzione lineare”, osserva Regis, “ma non abbiamo fatto bene i conti con la parola economia quando la si accosta al discorso della circolarità”.
La soluzione, secondo Regis, richiede coesione all’interno della stessa filiera della plastica e un dialogo strutturato con il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe assumere un ruolo di regia nella definizione di proposte normative condivise. “Se la filiera è unita riusciamo a trovare delle soluzioni”, conclude il presidente di Assorimap.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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