L’Eurovision è partito e già dalla prima semifinale si è capito una cosa: quest’anno il gioco non è soltanto chi canta meglio, ma chi riesce a farsi ricordare. E in mezzo a laser, coreografie spaziali, ballerini che parevano usciti da un videogioco e canzoni sparate a mille all’ora, l’Italia con Sal Da Vinci ha deciso di fare una cosa controcorrente: restare sé stessa. La prima serata, diciamolo chiaramente, non è stata quella piena di momenti pazzi che ti fanno alzare dal divano gridando “ma che sto vedendo?”.
Rispetto ad altre edizioni, meno fuochi d’artificio televisivi e più sostanza. Finlandia e Croazia hanno fatto il compitino da Eurovision perfetto: luci, ritmo, scena gigantesca e canzoni costruite per entrarti in testa dopo venti secondi. Belgio molto elegante, Serbia intensa, Portogallo raffinato. Tutto bello, tutto pulito, ma senza quel caos memorabile delle annate migliori.
E poi è arrivato lui, Sal Da Vinci. Che invece di inseguire la moda del momento ha detto, in pratica: “Io sono questo”. Per sempre sì non è il pezzo che ti travolge con l’effetto speciale. È una canzone che prova a prenderti con la voce, con il sentimento, con quella maniera tutta italiana di raccontare le emozioni senza fare troppo rumore. Tecnicamente? Esibizione pulita. Voce controllata, niente urla inutili, niente affanno. Scelta scenica semplice: meno effetti, più faccia, più interpretazione. Una scommessa rischiosa all’Eurovision, dove spesso vince chi sembra atterrato da Marte. Però attenzione: proprio perché diverso dagli altri, Sal si è fatto notare. Ma il vero colpo di genio, forse, non è stato sul palco.
È stato dietro le quinte.Sal Da Vinci ha regalato agli altri artisti un anello inciso con la frase “Per sempre sì”. Una trovata di marketing? Certo. Ma pure una mossa intelligente, elegante e molto italiana. Perché mentre altri puntano ai social con balletti studiati al millimetro, lui ha creato un simbolo, una connessione personale. E all’Eurovision, dove i voti passano pure dalla simpatia e dai rapporti tra delegazioni, questi dettagli pesano. In Italia il pubblico sembra aver apprezzato più del previsto. Molti partivano scettici: “Ma Sal Da Vinci all’Eurovision?”.
Dopo l’esibizione, però, il tono è cambiato: “Oh, almeno ha portato qualcosa di autentico”. All’estero divide: c’è chi lo trova troppo classico e chi invece vede finalmente l’Italia melodica senza filtri. La verità è che Sal Da Vinci non sta giocando la partita del più moderno. Sta giocando quella del più riconoscibile. E forse il punto non è nemmeno se piaccia a tutti. Perché in Italia succede una cosa strana: prima si storce il muso, poi si critica, poi ( magari ) si rivaluta. Viene quasi da pensare a quella celebre frase attribuita a Enzo Ferrari: “Gli italiani perdonano tutto… ma non perdonano il successo.” E allora la domanda è semplice: il pubblico italiano stava giudicando davvero la canzone di Sal Da Vinci… o l’idea stessa che Sal Da Vinci potesse stare su quel palco?




