Massimo Giletti ha condotto due programmi che funzionavano. Due trasmissioni con ascolti solidi, pubblico fedele, numeri che molti conduttori si sognerebbero. E tutte e due le volte, qualcuno ha deciso che era ora di spegnere la luce.
“Lo Stato delle Cose”, su Rai 3, chiude questa stagione con oltre un milione di spettatori e l’8% di share. Eppure si ferma prima del previsto, il contratto del conduttore è in scadenza e il futuro è nebbia. La motivazione ufficiale è “esaurimento del budget”. Peccato che il bisturi del risparmio cada esattamente sul programma che funziona di più della fascia. Facciamo un piccolo passo indietro su Cosa è accaduto
Il programma debutta nel settembre 2024 con ascolti tiepidi, intorno al 3%. Cresce puntata dopo puntata fino a sfondare l’8%, diventando il riferimento del lunedì sera su Rai 3. A inizio 2026 Giletti ospita Fabrizio Corona, che in studio attacca Alfonso Signorini — direttore di Chi e volto Mediaset. La puntata fa rumore. Poco dopo arrivano le voci di chiusura anticipata.
A questo punto viene spontaneo domandarsi cosa ha spinto la chiusura.
Secondo diversi retroscena non smentiti, l’ospitata di Corona avrebbe irritato ambienti molto influenti. In Italia, Rai e Mediaset non sono solo rivali commerciali: condividono un sistema di relazioni politiche e industriali in cui disturbare certi equilibri ha un costo. Giletti ha offerto un palcoscenico pubblico a chi attaccava il competitor privato più potente del Paese. Questo, più dei numeri di bilancio, sembra la vera miccia.
La domanda vera diventa quindi : Ha commesso passi falsi?
Sì. Sul caso Garlasco, Giletti si è spinto a commentare il comportamento di Marco Poggi ( fratello della vittima ) criticandolo pubblicamente. Una posizione che ha generato polemica e oscurato il lavoro giornalistico genuino del programma. Poi gli sfoghi in diretta contro la Rai stessa: comprensibili umanamente, ma controproducenti quando si tratta di rinnovare un contratto con l’azienda che ti paga.
Pertanto chi lo allontana dalla tv?
Non un solo nemico, ma più pressioni convergenti: il sistema Mediaset irritato dall’ospitata Corona; la politica interna alla Rai, che fatica a gestire un conduttore imprevedibile e non organico a nessuna corrente; e un sistema dell’informazione italiana che mal tollera chi fa troppe domande su troppi fronti simultaneamente. Giletti ha indagato mafia, magistratura, politica e televisione. Quando tocchi tutto, diventi scomodo per tutti.
Giletti non è sicuramente un santo , ha esagerato, ha trasformato qualche inchiesta in show, ha sbagliato i toni. Ma chiudere un programma con quei numeri, in quel momento, con quel contratto in scadenza, sa di punizione. In Italia, chi fa le domande scomode raramente smette per scelta. E ogni volta che uno sparisce dallo schermo — per “budget”, per “piano editoriale”, per “comune accordo” … varrebbe la pena chiedersi chi ci guadagna dal silenzio?




