Un romanzo distopico illustrato unisce spiritualità, intelligenza artificiale e transumanesimo mentre mette in discussione il destino dell’umanità e difende la centralità della carne, delle emozioni e delle sensazioni autentiche
Con La Carne dell’Eternità, pubblicato da Editoriale Giorgio Mondadori, Melanie Francesca realizza e presenta un romanzo distopico illustrato che fonde spiritualità, riflessioni sul transumanesimo e un’intensa indagine sensoriale sulla natura dell’essere umano. L’opera sviluppa una narrazione ricca di simboli e suggestioni, dove fantascienza e dimensione allegorica convivono in equilibrio, mentre la storia mantiene il ritmo evocativo di una favola moderna pensata per un pubblico adulto.
La scrittrice Barbara Alberti definisce Melanie Francesca “un prisma in movimento”, una definizione che sintetizza la capacità dell’autrice di costruire un racconto in cui immagini e parole dialogano continuamente tra loro. Nel romanzo la materia organica e il metallo tecnologico si confrontano, così come emozione e algoritmo, corpo e macchina, creando una tensione narrativa costante.
Spiriti antichi e robot: la trama del romanzo

La storia si svolge in un futuro non precisato nel quale spiriti privi di corpo, desiderosi di tornare a sperimentare la vita materiale, trovano accesso a corpi artificiali creati dalla tecnologia. In questo scenario prende forma l’epoca della Singularity, il momento teorico di fusione tra uomo e macchina elaborato da Ray Kurzweil e discusso anche dal ricercatore di intelligenza artificiale Ben Goertzel.
Il protagonista della vicenda è Horus, un antico spirito egiziano che sceglie di abitare un automa chiamato Caroline. L’esperimento però produce una profonda delusione. Il corpo meccanico non vibra, non reagisce, non prova il bruciore e la tensione della carne viva. I sensi metallici imitano la realtà, ma non riescono a restituire la profondità delle sensazioni umane.
Parallelamente, all’interno di una sezione governativa segreta dove biotecnologia avanzata e rituali sciamanici convivono nello stesso spazio, Horus incontra Alicia, una creatura immortale che porta con sé una storia lunghissima. La sua esistenza attraversa epoche diverse: dall’infanzia nel Medioevo fino a una trasformazione che la conduce lentamente verso un destino oscuro e complesso.
La domanda che attraversa tutta la storia
Il romanzo ruota attorno a una domanda essenziale e provocatoria: che cosa significa davvero essere umani?
Melanie Francesca affronta il tema del transumanesimo con uno sguardo inquieto e critico. Nella sua visione narrativa compaiono impianti neurali, ibridi uomo-macchina, programmi di selezione genetica e perfino bambini progettati come prodotti disponibili su catalogo. In questo mondo emergono nuove divisioni sociali: da una parte gli esseri umani potenziati e quasi perfetti, dall’altra nuovi emarginati biologici.
Eppure la storia conduce verso una risposta sorprendentemente semplice e profondamente corporea.
L’essere umano non coincide con la sola intelligenza o con la potenza tecnologica. L’essere umano vive nella carne, nelle sensazioni e nelle vibrazioni del corpo.
Un petalo che sfiora la pelle.
Il profumo della natura.
Il contatto delicato di un tessuto.
Intrappolato nel corpo del robot, Horus comprende una verità fondamentale: la macchina può imitare le emozioni ma non riesce davvero a sentirle.
Alicia, un’anima medievale in un mondo cinico

Il personaggio di Alicia attraversa epoche, identità e trasformazioni, ma conserva sempre un’anima profondamente medievale, capace di percepire la realtà in modo totale e assoluto. Nel presente dominato dal cinismo, dal calcolo e dal dominio della razionalità tecnica, la sua sensibilità appare quasi rivoluzionaria.
Il romanzo mette continuamente a confronto due visioni opposte: da una parte l’innocenza sognatrice del passato, dall’altra la meccanicità fredda della contemporaneità. Anche il desiderio, suggerisce l’autrice, diventa sempre più tecnico, razionale e controllabile.
La vicenda personale di Alicia, tuttavia, dimostra che il cambiamento non cancella definitivamente l’essenza umana. La trasformazione non chiude ogni possibilità: la storia lascia intravedere la possibilità di un ribaltamento.
Sciamanesimo, arte e scrittura visiva
Nel romanzo emergono anche suggestioni sciamaniche che richiamano le opere di Carlos Castaneda, lo studioso che ha portato il tema dello sciamanesimo all’interno del dibattito culturale contemporaneo.
Melanie Francesca però non propone una filosofia teorica o astratta. La sua scrittura procede attraverso immagini concrete, quasi cinematografiche, dove il testo e il disegno diventano parti della stessa esperienza narrativa.
L’autrice stessa sintetizza questo metodo creativo con una frase significativa: “Scrivo come disegno e disegno come scrivo.”
La linea grafica diventa racconto e la narrazione prende forma come visione.
Una favola distopica pensata per gli adulti
La Carne dell’Eternità intreccia fantascienza, spiritualità e riflessione sociale senza perdere la dimensione emotiva che attraversa tutta la storia. Il libro non offre un semplice trattato teorico sulla Singularity: racconta invece una vicenda che passa attraverso il corpo e ne interroga il significato più profondo.
In un’epoca in cui la tecnologia rischia di trasformare l’uomo in una piattaforma biologica modificabile, Melanie Francesca rilancia una provocazione essenziale: ciò che definisce davvero l’essere umano non coincide con la potenza tecnologica ma con la capacità di sentire.
E il romanzo suggerisce anche un’altra idea potente: la vera eternità forse non vive nell’acciaio delle macchine, ma nella fragilità e nella forza della carne umana.
A cura di Nora Taylor
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