di Alessandro Cucinotta
La quarta serata è quella che può cambiare tutto.
Non conta solo la canzone in gara. Conta la visione. Conta l’intelligenza artistica.È la serata delle cover, dei duetti, del coraggio.
Il palco ormai è rodato.
Carlo Conti guida con sicurezza totale, ritmo pulito, meno spiegazioni e più sostanza. La macchina Festival è perfettamente oliata.I co-conduttori della serata portano energia e leggerezza, senza mai sovrapporsi alla musica. Ed è qui che si vede la differenza: quando la conduzione accompagna e non invade, lo spettacolo respira.
Voto conduzione: 9
La serata cover è crudele, la prova della verità. Perché mette gli artisti davanti alla storia della musica. Chi sceglie bene, vola. Chi sbaglia scelta… si espone.
Alcuni duetti hanno elevato completamente la percezione del brano in gara. Altri hanno mostrato fragilità che nelle prime serate erano rimaste nascoste.
Ho visto intelligenza nelle scelte, arrangiamenti curati, costruzioni sceniche pensate. E ho visto anche qualche eccesso di sicurezza.
Ma questa è la bellezza della quarta serata: qui si rischia.
Il momento più forte?
Quando due generazioni si incontrano sul palco e la canzone diventa ponte come nel caso di MorandiLa cover funziona quando non è nostalgia, ma reinterpretazione. Quando senti rispetto per l’originale… ma anche personalità e Arisa lo sa bene
Bilancio della Quarta Serata — voto: 9
Spettacolare, intensa, decisiva. Questa è la serata che rimescola le carte prima della finale.
Adesso il quadro è quasi completo.
Chi ha costruito bene tutta la settimana è avanti.
Chi ha vissuto di fiammate rischia di spegnersi.E lo ripeto, perché ormai è il nostro filo conduttore:
Sanremo non si ascolta. Si vive col cuore.
E la finale, adesso, è dietro l’angolo.
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