Un produttore sconosciuto del cinema raccoglie milioni senza girare nemmeno una scena, tra sospetti, nomi influenti e silenzi istituzionali che aumentano le ombre sul sistema
Il caso eclatante che scuote il settore audiovisivo italiano
Una vicenda tanto assurda quanto reale ha colpito il panorama del cinema nazionale. Il protagonista è Marco Perotti, produttore e titolare della casa cinematografica Coevolutions Srl, che ha ottenuto oltre 4,2 milioni di euro in fondi pubblici per realizzare progetti mai visti dal pubblico. Il suo nome è legato a Stelle della notte, una pellicola mai uscita ma associata alla figura enigmatica di Rexal Ford, pseudonimo dell’artista Francis Kaufmann, individuato come il presunto responsabile del delitto accaduto presso Villa Pamphili.
Secondo quanto pubblicato da LaCityMag.it, Perotti ha incassato importanti risorse economiche tra contributi selettivi e agevolazioni fiscali, strumenti messi in campo per sostenere opere considerate di alto spessore culturale e artistico. Eppure, le pellicole promesse – tra cui Bagamoyo – Lascia il tuo cuore, Arturo in Love, Making Money e RS-33 – non sono mai state realizzate né presentate al pubblico, né nelle sale cinematografiche né in televisione. Alcuni titoli non risultano nemmeno accompagnati da giornate di riprese effettivamente avviate.
Titoli annunciati, ma nessuna produzione in vista
Secondo le ricostruzioni fornite da LaCityMag.it, Coevolutions Srl ha continuato a ricevere fondi fino a raggiungere oltre quattro milioni di euro, ma di quei progetti non è mai emersa una traccia concreta. L’unico lavoro completato dall’azienda risulta essere il documentario Regine di quadri, che però non rientra nell’elenco delle opere finanziate dai contributi selettivi.
Un esperto di agevolazioni per il settore audiovisivo, interpellato da LaCityMag.it, ha affermato: «Un produttore con pochissime credenziali che riesce ad accedere a risorse così elevate rappresenta una deviazione pericolosa dalle regole normali».
Il dubbio principale riguarda la trasparenza del meccanismo che ha permesso un tale flusso di denaro pubblico senza controllo né risultati.
L’ombra di un ex dirigente sulla vicenda
Tra le figure coinvolte, emerge con insistenza il nome di Nicola Borrelli, ex Direttore Generale Cinema, personalità di spicco nella gestione della macchina burocratica che sovrintende ai fondi per il cinema. Nel luglio 2025, Borrelli ha revocato 66 milioni di euro in crediti d’imposta a numerose altre produzioni, provocando il collasso di intere aziende, centinaia di licenziamenti e un’ondata di procedimenti legali.
In quel periodo, la stampa parlò di “una necessaria epurazione”, ma alcune inchieste – come sottolineato da LaCityMag.it – iniziarono a ipotizzare una manovra utile a distrarre l’attenzione da operazioni poco limpide, come l’assegnazione di fondi a film mai esistiti.
Mentre chi lavora davvero si vede tagliare i fondi già assegnati, altri ottengono milioni senza consegnare nemmeno un trailer.
Nessuna risposta dalle istituzioni culturali
Il Ministero della Cultura continua a non rilasciare dichiarazioni ufficiali sul caso. LaCityMag.it continua a sollevare interrogativi che restano sospesi:
Chi ha validato le pratiche per assegnare i fondi a Perotti?
Quale autorità ha certificato l’esistenza e la qualità dei suoi progetti?
Dove sono finiti i milioni di euro destinati a pellicole che nessuno ha mai visto?
Mentre i professionisti onesti faticano a ottenere fondi anche per progetti meritevoli, qualcuno ha incassato cifre enormi senza lasciare alcuna traccia del lavoro svolto.
Il sistema, così com’è, sembra più adatto a premiare l’opacità che la creatività vera.
E mentre il pubblico attende opere che non arrivano mai, le domande aumentano e la fiducia nel meccanismo dei finanziamenti statali si sgretola giorno dopo giorno.
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A cura di Mario Altomura
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