Alessandro Cucinotta ci racconta la trasmissione di Carlo Conti andata in onda su Rai1 sabato 7 marzo dal suo punto di vista
Ieri sera è tornato Sanremo Top, il programma che molti ricordano come una creatura di Pippo Baudo e che oggi prova a raccontare cosa resta davvero del Festival. Alla guida c’è Carlo Conti, che fa quello che sa fare meglio: conduce con mestiere, ritmo televisivo pulito, zero sbavature.
Ma diciamolo: quando un format è così lineare, serve anche qualcuno capace di farlo uscire dai binari.
E qui entra in scena Nino Frassica. Lui prova a sparigliare le carte con il suo non-sense: a volte funziona, a volte meno… ma almeno rompe quella sensazione da “compito in classe” che ogni tanto si respira.
Poi c’è Elettra Lamborghini, che porta spontaneità pura. Non è costruita, non è filtrata e proprio per questo arriva subito al pubblico televisivo.
E tra una battuta e l’altra riesce anche a prendersi in giro — cosa che non tutti sanno fare.
Arisa, invece, è sempre un piccolo caso televisivo: passa dalla profondità emotiva alla battuta fulminante nel giro di pochi secondi.
Talento vero, ma con quella imprevedibilità che ogni tanto spiazza anche chi è sul palco con lei.
E poi il protagonista musicale della serata: Sal Da Vinci. Il pubblico lo applaude, la canzone funziona, l’emozione c’è. Ma qui la domanda è un’altra: resterà davvero nel tempo oppure è uno di quei successi che vive soprattutto dentro il clima di Sanremo?
Top della serata?
La leggerezza di alcuni momenti, quando gli artisti si dimenticano del copione.
Flop?
Il ritmo.
Sanremo Top dovrebbe essere una festa della musica… ma a tratti sembra più una riunione di condominio. Diciamo che il passaggio del testimone a Stefano De Martino si comincia a desiderare. Il punto però resta uno: Sanremo non finisce quando si spengono le luci dell’Teatro Ariston.
È dopo che scopriamo quali canzoni restano davvero. E lì… non bastano le classifiche. Vedremo cosa accadrà nella seconda puntata




