di Alessandro Cucinotta
La finale non è una serata. È un verdetto emotivo.
Dopo quattro giorni di ascolti, analisi, sorprese e ribaltoni, il Festival arriva al suo punto più delicato: la verità. Qui non vince solo una canzone. Vince un percorso.
Il palco è ormai casa.
Carlo Conti guida l’ultima serata con sicurezza totale, esperienza piena, tempi televisivi perfetti accompagnato da Laura Pauini ironica e magnificamente lei quando ci regala i suoi successi canori.La macchina è fluida, la tensione è quella giusta. Nessuna sbavatura.
Ma la finale è fatta di dettagli invisibili.
Respiri trattenuti.
Sguardi in platea.
Artisti che ora non cantano più solo per convincere… ma per lasciare un segno.Ho visto interpretazioni più libere, meno trattenute. Chi aveva qualcosa da dire lo ha detto fino in fondo. Chi era arrivato fin qui di slancio ha provato a difendere la posizione.
La differenza? La solidità.
Perché la finale non premia l’effetto. Premia la coerenza costruita sera dopo sera.
Il momento più forte è stato quell’attimo prima dell’annuncio del nuovo Direttore artistico e presentatore di Sanremo 2027 , con quel silenzio e quella suspense.
Sanremo 2026 ha raccontato un Festival più concentrato sulla scrittura che sul rumore.
Meno artificio, più identità. E questo, per chi ama la musica, è un segnale importante.Bilancio finale dell’edizione? Un Festival maturo, consapevole, credibile.
Come sempre la finale lascia vincitori e vinti e non sempre vi è un verdetto all’unanimità
Chi ha vinto lo ha fatto perché ha costruito un racconto solido. Chi non ha vinto ha comunque lasciato un segno.
E questo è il vero successo del Festival.Adesso ci gusteremo le canzoni a cuor leggero , in attesa di vedere Stefano De Martino sul palco di Sanremo 2027.
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