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Home Good Life

Luke DB (DB Mafia / Jaywork Music): «L’AI può aiutare la musica, se la usiamo con la nostra creatività»

Lorenzo Tiezzi by Lorenzo Tiezzi
26 Febbraio 2026
in Good Life
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«L’intelligenza artificiale nella musica? Certo che si può usare, è uno strumento come tanti, anzi uno strumento potentissimo. Alcuni software fanno magie… se sei tu a usarli e non il contrario. Tu puoi creare, insieme all’intelligenza artificiale, il tuo pezzo. Mettendo insieme casse, piatti, tue parti vocali… e l’intelligenza artificiale ti può dare una mano per quanto riguarda l’arrangiamento. Non puoi mai e poi mai prendere il prodotto dell’AI e sbatterlo su Spotify. A livello qualitativo, non è ancora al 100%… e poi perché la musica deve sempre avere un’anima. Se dici all’intelligenza artificiale: fammi un brano a 126 BPM con una chitarra elettrica, lei te lo fa. Ma tu cosa hai fatto?».

Sentiamo Luke DB, dj resident del mitico Hollywood di Milano e anima di DB Mafia, movimento e label del gruppo Jaywork Music. 

Qui si sente forte la ricerca musicale di questo collettivo coordinato da Luke DB, un’energia che attraversa tutti i colori della house.

La AI, nella visione di Luke DB, è come il servosterzo o il cambio automatico per un pilota. Visto che c’è, perché non usarlo? Chi vince però sa usarlo e ha il “manico” per accelerare sempre, quando conta, quando solo i più bravi e coraggiosi riescono a farlo. Oggi i DJ sembrano essere divisi in due categorie. I top DJ come Carl Cox e tutti gli altri, non famosi e quindi non bravi… un’equazione ovviamente sbagliata.

«Questo mestiere, quello del DJ, dà da vivere. In ogni locale la cosa principale è la musica. Perché se non c’è la musica, tutto il resto non vale niente. Il problema è che questa “piramide” non esiste più da anni, perché la musica è diventata oggi, e lo dico a malincuore, una delle cose meno importanti nei locali. Per questo troppo spesso tutti i locali propongono lo stesso sound.  Certo, noi all’Hollywood ancora ci difendiamo!».

L’Hollywood di Milano è da sempre un riferimento, ma si parla poco della sua musica. Siccome esiste da 40 anni, ovviamente conterà anche la sua musica, o soprattutto la sua musica.

«È così. E noi, tra l’altro, lavoriamo senza vocalist. Io accendo tutto dalle 11, fino alle 5 del mattino. Ripeto, quasi sempre chiudiamo alle 5. Perché facciamo ballare le persone. Qualche sera fa, durante le Olimpiadi, abbiamo fatto una bella serata, sono venute la squadra italiana di hockey, c’erano anche la squadra finlandese, quelle della Danimarca, della Francia. Era un martedì. Viene gente da tutto il mondo, abbiamo fatto musica praticamente un po’ per tutti… e tutti si sono divertiti un sacco. Devo dirlo, i tanti stranieri che vengono all’Hollywood si divertono di più di noi italiani. Dovremmo avere le orecchie più aperte, non voler sentire sempre le stesse cose».

Come va DB Mafia, il tuo progetto musicale con Jaywork?

«Il progetto mi dà grandi soddisfazioni. Con Luca Peruzzi e Luca Facchini ci sentiamo 10 o venti volte al giorno per tutte le cavolate possibili e immaginabili… e poi c’è la musica, che cresce. Ci stiamo allargando: sto producendo brani di artisti che vengono dall’America, dall’Indonesia, dalla Germania. Sono contento perché poi sto seguendo una linea musicale molto particolare, cioè che va dalla tribal house alla bass house, senza puntare al sound ‘commerciale’. Il risultato è che i numeri arrivano, anche su Spotify. Invece il discorso mashup e bootleg è un po’ calato, ma perché non c’è materiale su cui lavorare».

Stai facendo anche altro, oltre a suonare quasi ogni notte?

«Sì, c’è il progetto Balla Italiano, che è anche un format di tante cose, lo stiamo facendo pure con Nicola. Panico DJ. Stiamo facendo dei reel dove raccontiamo la storia dei pezzi italiani in versione dance che sono diventati delle hit internazionali… e la gente non lo sa. Il più bravo in assoluto a raccontare le storie è DJ Cerla, in queste cose».

Cosa deve fare un giovane DJ che ha voglia di provarci seriamente?

«Deve affiancarsi a una persona che abbia un certo tipo di esperienza, che ti faccia conoscere la musica, perché oggi il problema fondamentale è quello. Sono nato in questo modo: chi mi ha portato a fare il DJ, quando avevo solo 11 anni, mi ha fatto ascoltare tutti i generi musicali. Mi ha detto ascolta i Pink Floyd, questi sono i Deep Purple, questa è Gloria Gaynor, questo è Barry White e via cantando. Dopo, poi puoi iniziare a fare il DJ. Conosci prima la musica, cerca di trovare le cose migliori, il ‘vecchio’, per poi poter fare qualcosa di nuovo e approcciarti poi ai vari software. Ogni altro approccio non può funzionare».

Tags: luke db
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