Un’enorme produzione cinematografica lascia l’Italia, sceglie l’Ungheria e svela una contraddizione evidente tra l’euforia istituzionale per risultati simbolici e una perdita economica gigantesca che danneggia l’intero comparto audiovisivo nazionale
Nel tardo pomeriggio di ieri, con pochi minuti di distanza tra una comunicazione e l’altra, due notizie hanno mostrato con evidenza la contraddizione profonda che attraversa oggi il Ministero della Cultura. Entrambe hanno avuto origine a Los Angeles, ma hanno raccontato due direzioni opposte e difficilmente compatibili per il futuro del cinema italiano.
Da un lato, le istituzioni hanno diffuso auguri ufficiali a chi rappresenterà l’Italia sul palcoscenico degli Academy Awards; dall’altro, una scelta finanziaria di grande impatto ha colpito il settore cinematografico nazionale, confermando una perdita significativa di investimenti internazionali e una crisi di fiducia nel sistema pubblico di sostegno al cinema.
Mentre il Ministero della Cultura continua a valorizzare presenze simboliche e contributi di peso marginale legati agli Oscar, l’intero comparto audiovisivo registra l’uscita di capitali strutturali, con effetti diretti sulla produzione, sull’occupazione, sulla filiera industriale e sull’immagine internazionale dell’Italia.
Questa dinamica incide anche su la credibilità istituzionale dell’Italia, rafforzata negli ultimi anni grazie all’azione diplomatica del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma messa sotto pressione dall’incapacità dell’esecutivo di garantire stabilità amministrativa, regole certe e continuità nelle politiche culturali.
La linea comunicativa del Ministero e l’enfasi celebrativa
La Vice Ministro della Cultura Lucia Borgonzoni ha diffuso ieri una nota ufficiale tramite il proprio ufficio stampa, scegliendo di intervenire pubblicamente anche in assenza di un film italiano in concorso agli Academy Awards. Il comunicato ha costruito una narrazione positiva e celebrativa, fondata su presenze considerate rappresentative, pur restando limitate nel loro valore concreto.
Nel testo, Lucia Borgonzoni ha dichiarato:
«Dispiace non vedere un titolo italiano tra le nomination di quest’anno, ma il nostro Paese può contare sulla presenza della bolognese Valentina Merli, inserita nel team che concorre al premio per il Miglior corto live action con “Two People Exchanging Saliva”».
Con un tono orgoglioso e rivendicativo, la Vice Ministro ha poi aggiunto:
«Segnalo inoltre la candidatura di “Sweet Dreams Of Joy” nella categoria Miglior canzone originale, collegata al documentario “Viva Verdi!”».
Questa narrazione punta su elementi simbolici da rivendicare, ma non riflette la reale condizione del Ministero della Cultura, segnata da incertezze continue, decisioni incoerenti e un settore paralizzato da una crisi economica profonda, aggravata dal prolungato blocco del tax credit.
Bugatti e la scelta che allontana 200 milioni di dollari
Il divario tra comunicazione istituzionale e realtà economica emerge con ancora maggiore forza osservando quanto accaduto, nelle stesse ore, sul fronte degli investimenti esteri. Sempre a Los Angeles, il consiglio di amministrazione di Taic Funding LLC si è riunito insieme al comitato degli istituti bancari internazionali che avevano già deliberato il finanziamento del progetto cinematografico Bugatti – The Genius, con riprese previste per la prossima primavera tra Milano e Modena.
Secondo quanto riportato dal settimanale L’Espresso, dopo un confronto approfondito con banche statunitensi e fondi internazionali, il board ha scelto una linea netta: revocare il finanziamento e trasferire la produzione in Ungheria. Questa decisione comporta una perdita di circa 200 milioni di dollari per l’Italia e nasce esclusivamente da valutazioni legate all’instabilità normativa, all’inaffidabilità del sistema di incentivi e alla fragilità del modello contributivo cinematografico italiano, non da motivazioni artistiche.
Le criticità emerse risultano chiare e ricorrenti: assenza di certezze legislative, regole soggette a continui cambiamenti, tempistiche amministrative imprevedibili e mancanza di garanzie sulla continuità delle decisioni pubbliche. Questi fattori rendono rischiosa la pianificazione di produzioni cinematografiche di grande dimensione sul territorio nazionale.
Fremantle e il nodo dei 71 milioni di euro di tax credit
In un contesto già fragile e instabile, emerge un ulteriore elemento critico legato alla recente gestione del tax credit. In questi giorni, il Direttore Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, Carlo Brugnoni, ha autorizzato contributi per un importo complessivo pari a 71.039.451,27 euro a favore di Fremantle.
Questa scelta solleva interrogativi pesanti sulla parità di trattamento, sulla coerenza dei criteri applicativi e sulla gestione complessiva delle risorse pubbliche destinate al cinema. Il tema assume un peso ancora maggiore se affiancato alla contemporanea fuga di investimenti internazionali, contribuendo a rafforzare un clima di incertezza diffusa che attraversa l’intero comparto audiovisivo.
Una domanda che il settore non può più ignorare
La domanda finale non cerca effetti retorici, ma nasce da una necessità concreta e urgente: il cinema italiano può davvero permettersi di perdere 200 milioni di dollari di investimenti strutturali mentre le istituzioni celebrano risultati marginali e simbolici?
Oppure serve un ripensamento profondo dell’intero sistema, capace di restituire certezze normative, regole chiare e fiducia reale a chi produce, lavora e investe ogni giorno nel cinema italiano?
A cura di Nora Taylor
Leggi anche: per natale: un viaggio tra le torte più celebri del mondo



