Tax credit: l’analisi dei flussi finanziari destinati all’audiovisivo rivela una distribuzione che appare tutt’altro che uniforme
In un recente approfondimento pubblicato da Ciak e curato dalla giornalista Claudia Gigante, l’avvocato Michele Lo Foco ha espresso forti perplessità riguardo alle nuove norme che regolano il settore cinematografico. Secondo l’esperto, le recenti riforme introdotte dal Ministero della Cultura rischiano di creare una frattura profonda all’interno dell’industria. I criteri di assegnazione non sono uguali per tutti, ha sottolineato l’avvocato, mettendo in luce come le nuove disposizioni possano penalizzare la libertà creativa e l’accesso alle risorse finanziarie.
La differenza tra contributi automatici e selettivi
Uno dei punti centrali della critica riguarda la distinzione tra i fondi automatici e quelli selettivi. Michele Lo Foco spiega che mentre i primi sono destinati a opere che garantiscono già una solida distribuzione, i secondi dovrebbero sostenere il cinema di qualità e le opere prime. Tuttavia, i parametri attuali sembrano favorire eccessivamente i grandi gruppi industriali. La preoccupazione principale è che il tax credit smetta di essere uno strumento di sostegno per diventare un meccanismo che premia solo chi possiede già grandi capacità finanziarie, escludendo di fatto i produttori indipendenti dal mercato nazionale.
Il meccanismo del punteggio e il ruolo dei broadcaster
L’avvocato si sofferma anche sulla tabella dei punteggi necessaria per accedere ai finanziamenti statali. Questo sistema richiede che i progetti ottengano il via libera preventivo da parte di televisioni o piattaforme streaming. Michele Lo Foco osserva che il potere di decidere cosa deve essere prodotto è passato nelle mani dei broadcaster, limitando drasticamente l’autonomia di chi produce i contenuti. Tale dinamica trasforma il produttore in un semplice esecutore per conto terzi, rendendo quasi impossibile la realizzazione di film che non abbiano un immediato sbocco commerciale garantito dai colossi del web o della tv.
Le prospettive per le piccole produzioni indipendenti
Il rischio concreto descritto nell’articolo originale è la scomparsa di una fetta importante della cinematografia italiana. Senza un tax credit realmente equo, le piatteforme e le piccole imprese non avranno più i mezzi per competere e sopravvivere. L’avvocato Michele Lo Foco conclude evidenziando la necessità di revisionare i criteri affinché il merito artistico torni al centro del sistema di finanziamento pubblico. È fondamentale che lo Stato garantisca una distribuzione democratica delle risorse per proteggere la biodiversità culturale del nostro paese e permettere a nuovi talenti di emergere nonostante le barriere burocratiche.
A cura della redazione
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