Alessandra Olivieri, “Punto all’Oscar (da regista), non di meno”

Il personaggio di questo articolo si chiama Alessandra, abita a Monza ed è una studentessa. Ma non solo. “Fino ad ora nella mia vita ho sempre cercato di perseguire la strada dell’artista, sia nell’ambito di studi che in quello quotidiano. Cosa mi definisce artista e cosa mi definisce la persona che sono, penso sia proprio il fatto che non mi sia mai piaciuto davvero definirmi in nessun modo. Vivo la mia vita cosi come mi si presenta,
proprio perché mi piace viverla a pieno, gustarmi le sue sfaccettature, gli imprevisti, ma soprattutto gustarmi le persone che con la mia vita entrano in contatto”.
Ecco come si presenta: “Sono molto estroversa, non mi tiro mai indietro davanti a niente e nessuno, sono impavida quanto basta per dare un tocco di follia a tutte le mie giornate e sono curiosa, aspetto che mi spinge sempre alla continua ricerca di novità. Seguire la corrente non è mai stata una mia capacità, partendo solamente dal mio modo di vestire, fino ad arrivare a tutti gli aspetti della mia esistenza, si capisce in fretta che l’unicità, la vera unicità è ciò di cui sono sempre stata alla ricerca”.

Interessante, poliedrica e piena di vitalità: “Nella vita privata sono un libro aperto, disponibile per qualsiasi persona abbia voglia di leggerlo. Ho sempre pensato che non avere segreti sia la miglior protezione verso chi nella vita cerca i tuoi punti deboli per colpirti. Dal momento che non amo definirmi, posso dire di non farlo neanche nell’ambito sentimentale e
sessuale, infatti non faccio distinzione tra uomini e donne perché i miei gusti non si basano su cosa ha o non ha una persona in mezzo alle gambe”.

Com’è iniziato tutto? “Come ho iniziato ad avvicinarmi all’arte del cinema?
Posso dire di aver cominciato da molto piccola, fondamentalmente grazie a mio padre che mi ha cresciuta facendomi vedere i film della sua gioventù, non che i film che adesso vengono definiti “pilastri della cinematografia”. Mi sono detta “voglio fare la regista” all’età di dieci anni e da all’ora
non ho più cambiato idea, anche davanti a tutte quelle che al tempo erano le mie possibili alternative come: fare il supereroe a tempo pieno o l’esploratrice spaziale. Adesso sono decisa più che mai a perseguire questo sogno, ed è grazie ad esso che affronto ogni mia giornata con una marcia in più. Il cinema è stato il mio primo amore e continuerà ad esserlo. La mia ambizione molte volte si rivela essere un grande peso da portarsi sulle spalle, ma punto all’Oscar e non ho intenzione di scendere a
compromessi.
Generi? “Amo la fantascienza, molto probabilmente proprio perché uno dei
primi film che ho visto nella mia vita è stato “Odissea nello spazio”
di Stanley Kubrick e da quel momento ho continuato a nutrirmi di
questo genere. Da qualche anno però, ho coltivato una passione per i
Thriller, più nello specifico quelli psicologici, aspetto che si lega molto
bene alla mia filantropia e per tanto al mio amore verso la mente
umana.

Quali arti preferisci? “Si può dire che fotografia e cinema siano tanto unite
quanto in competizione. Amarle entrambe è possibile, prediligerne comunque una è quasi naturale. Come disse un famoso regista francese (Jean-Luc Godard) “ La fotografia è verità, ma il cinema è verità 24 volte al
secondo”. Per quanto mi riguarda ho studiato fotografia, ho lavorato come fotografa ritrattista e adesso mi dedico occasionalmente a posare; però ho comunque scelto in quale verità voglio operare, quella del movimento, quella della cinematografica. Non sono una modella, non mi sono
mai definita tale, come non mi sono mai definita attrice o ballerina anche se ho passato diversi anni sul palco… perché? Beh, fondamentalmente perché ho capito da che parte della macchina fotografica o cinepresa preferisco stare; quando sono dietro le quinte e ho il gioco in mano,
sento che quello è il mio posto, ed è proprio lì che do il meglio di me.

Genio e sregolatezza, caos o regole? “Sotto l’aspetto noia e caos sono un po’ per la politica del Joker: il caos nasce dell’anarchia e sotto certi aspetti può essere equo, ma per come la vedo io l’anarchia è l’essenza di regole governatrici e per quanto possa essere divertente e adrenalinica una concezione di vita senza regole, è al tempo stesso in sé troppo crudele. Perciò non penso che sia necessario il vero caos come protettore dalla noia, ma basterebbe soltanto un pizzico di sana follia nella vita di tutti quanti, quella piccola spinta per uscire fuori dai propri schemi e dalle proprie regole”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.