Astimusica è cultura non business. Va bene anche se in perdita

Monica Amasio, vicepresidente del consiglio comunale di Asti e tutti i consiglieri di maggioranza ragionano su Astimuscia, i cui conti non tornerebbero, per l’ingente somma spesa per i cachet e per lo scarso ritorno economico nella bigliettazione (pubblico pagante).

Abbiamo appreso dai vari comunicati usciti in questi giorni come, improvvisamente, Astimusica non sia più una manifestazione culturale ed a fini culturali ma un semplice business per il Comune e non per ASP, che la organizza. Ci sorprende come, dopo il lungo silenzio, perfino chi ha ricoperto ruoli importanti nel partito che sosteneva l’ex sindaco (e forse per quello ha avuto l’onere e l’onore di presiedere la nostra municipalizzata) trovi fiato per le proprie stonate trombe.
Sostiene l’ex segretario del PD astigiano che il direttore artistico a marzo/aprile avrebbe potuto tranquillamente reperire migliori partecipanti per una manifestazione che sarebbe iniziata tre mesi dopo. Vuol dirci quindi che ad inizio primavera si possa tranquillamente chiedere agli artisti di modificare i rispettivi cartelloni predisposti, come tutti sanno, un anno prima per quello seguente? Dobbiamo piuttosto chiedere a lor signori se il “poltronismo” e la ferma volontà di non perdere il ruolo ben retribuito non abbia comportato le difficoltà riscontrate dal direttore artistico nel reperimento dei cantanti per la manifestazione 2018. Non avrebbe permesso ai nuovi vertici di ASP di iniziare prima l’organizzazione della manifestazione se, con più umiltà e senso di responsabilità, avesse rassegnato le proprie dimissioni senza trascinare il Comune in un contenzioso per mesi? E ancora, pregiatissima Dott.ssa Beccuti, è proprio sicura di aver lasciato una manifestazione in salute? A noi risulta che nel 2017, nell’anno del fenomeno mediatico Rovazzi, portato dallo stesso direttore oggi criticato e con 4.287 paganti, Astimusica abbia comunque riscontrato una perdita di € 112.368. O ancora più in “salute”, forse, ritiene l’ex presidente, l’edizione 2016 con una perdita di € 158.550? “Astimusica può essere positiva anche andando in perdita”, così ha dichiarato il sindaco, così noi sosteniamo per una ragione molto semplice: è cultura, non business.
La manifestazione, fin dalla sua origine, ha permesso agli astigiani di ascoltare cantanti ed ammirare artisti che pochi anni dopo hanno raggiunto la celebrità nazionale: Ermal Meta, Gabbani, Ghali oggi non verrebbero ad Asti ad un costo di cachet di 10.000 € in totale. Questa è Astimusica, un servizio per la città, ove le perdite sono ripartite non solo sulla collettività ma anche sul socio privato di ASP che, di fatto, funge da sponsor. E si aggiunga, il Comune, in ogni caso, ha a suo tempo deliberato che il contributo massimo non possa superare € 20.000,00 previa rendicontazione. Ancora un commento merita la cattiveria con cui i vari comunicati hanno aggredito la società La Libellula solo per il cognome che porta il suo amministratore unico. Sugli importi effettivamente incassati da chi, su richiesta degli stessi uffici di ASP, ha curato la pubblicità della manifestazione, riteniamo siano sufficienti le osservazioni rilasciate dall’amministratore unico Marco Giovannone. Ci siano, però, concesse due domande: non è meglio per Asti comparire sui giornali nazionali piuttosto che su quelli locali? Ed una società deve essere valutata per il nome del suo amministratore unico o per le indubbie competenze da tutti riconosciute?

 

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