Emergenza al Cardinal Massaia: mancano 40 medici e 30 infermieri

All’ospedale Cardinal Massaia di Asti mancano 40 medici e 30 infermieri. E’ questo il preoccupante dato che Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche) e Anaao Assomed (Associazione Medici Dirigenti) hanno evidenziato nel corso della conferenza congiunta tenutasi a Torino nella sede regionale del sindacato dei medici.

All’incontro, in rappresentanza dei lavoratori e della Sanità astigiana, erano presenti Gabriele Montana (segretario territoriale) e Vincenzo Torchia (vice coordinatore regionale) di Nursind, oltre che Valerio Tomaselli, segretario Aziendale Anaao Asl AT e componente della segreteria Regionale Anaao.

“Questi numeri – affermano Montana e Torchia di Nursind – sono testimoniati dalla comunicazione che l’Asl AT ha inoltrato alla regione Piemonte nell’ambito del piano di fabbisogno triennale di personale redatto secondo le linee di indirizzo indicate nel DPCM del 08/05/2018. Ciò vuol dire che, in questi anni, l’Asl AT ha sempre operato in condizioni di carenza di personale”.

Al tavolo del confronto – ormai esasperati dai carichi di lavoro insostenibili – i rappresentanti sindacali di medici ed infermieri hanno fatto quadrato per denunciare una volta per tutte la drammatica situazione in cui versa la Sanità piemontese.

La situazione astigiana, infatti, non è altro che lo specchio delle criticità che si trovano a livello regionale, dove la carenza di medici in Piemonte è stimabile in circa 300 unità. Mancano pediatri, urgentisti, anestesisti e ortopedici, ovunque sul territorio. Per quanto concerne gli infermieri, invece, rispetto a 15 anni fa i carichi di lavoro sono decisamente aumentanti a causa della maggiore complessità clinico-assistenziale dei pazienti dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione e della cronicizzazione delle patologie.

L’Oms, infatti, ha evidenziato una grave carenza di infermieri nel sistema sanitario piemontese, di quasi 3800 unità. Come dimostrato da recenti ricerche internazionali (RN4CAST) il rapporto ottimale infermiere pazienti è di 1:6, al di sotto del quale aumenta la percentuale di complicanze e di mortalità. In Piemonte il rapporto infermiere pazienti è mediamente di 1:12, ovvero la metà. Questo significa che in alcuni ambiti il rapporto infermiere/paziente scende anche al di sotto di un infermiere per 20 pazienti.

“Questo – continuano Gabriele Montana e Vincenzo Torchia – è il risultato di politiche sanitarie regionali e nazionali scellerate, che negli anni hanno messo al centro del Sistema Sanità il tetto di spesa piuttosto che il paziente. La nostra volontà, grazie anche all’unione d’intenti che oggi abbiamo sancito con il sindacato dei medici, è quella di riportare al centro del sistema assistenziale il paziente”.

“Da troppi anni – afferma Valerio Tomaselli, segretario Aziendale Anaao Asl AT – l’azione politica Regionale e Nazionale in tema Sanità è unicamente ridotta a questioni economicistiche, perdendo di vista il vero mandato del SSN/SSR che è quello di garantire qualità, sicurezza ed accessibilità alle cure sanitarie. I tagli economici operati tramite chiusura di posti letto e riduzione delle risorse umane – continua Tomaselli – li stanno pagando in prima persona i cittadini e gli operatori del Servizio Sanitario. Infatti, i cittadini, quando non rimangono per giorni in pronto soccorso attendendo il ricovero, rinunciano sempre più alle cure o le pagano di tasca propria. Mentre gli operatori della Sanità, sempre più anziani, lavorano in condizioni peggiori per un progressivo e costante aumento del carico di lavoro, nello stoico tentativo di mantenere in piedi un SSN altrimenti condannato all’oblio”.

Nursind e Anaao Assomed chiedono quindi un metodo di calcolo del fabbisogno che garantisca una distribuzione adeguata e omogenea delle dotazioni organiche, senza il quale l’unico criterio rimarrebbe esclusivamente il vincolo economico. Proprio per questo, i sindacati chiederanno alla Regione di convocare quanto prima un tavolo di confronto in cui venga esplicitata una informativa chiara, precisa e puntuale circa il fabbisogno di personale medico e infermieristico nel prossimo triennio per tutte le unità operative di tutte le aziende sanitarie.

Se così non fosse, Nursind e Anaao Assomed sono pronti ad avviare azioni condivise di sensibilizzazione delle istituzioni con il coinvolgimento di operatori e cittadini, anche attraverso iniziative pubbliche a tutela del servizio sanitario.

ALCUNI DATI

Il 40% del personale infermieristico è costretto ad effettuare straordinari. Dai dati richiesti alle aziende – solo nel 2016 – gli infermieri piemontesi hanno maturato più di un milione di ore straordinarie e oltre 200 mila giornate di ferie residue. Inoltre, molto spesso i turni sono coperti da un eccessivo utilizzo della pronta disponibilità.

L’età media degli infermieri è di 51 anni, e il 15% di questi è affetto da limitazioni funzionali derivanti molto spesso dal lavoro usurante.

L’età media dei medici, invece, è di 54 anni (dato più alto tra i paesi OCSE , contro una media di età di 46,6 anni per la Francia e di 43,9 per la Germania) e la previsione è che tale carenza andrà vertiginosamente peggiorando nei prossimi anni. Possiamo stimare che nel prossimo quinquennio 2018-2022 andrà in pensione il 20-25% dei medici. Questo dato non considera l’esodo verso il privato puro, il privato accreditato, le fughe all’estero e i passaggi alla medicina di famiglia.

In Piemonte il tasso di ospedalizzazione per pazienti acuti in regime ordinario nella popolazione under 65 è di 81/1000 abitanti l’anno, mentre dai 65 ai 75 anni cresce a 162; oltre i 75 anni arriva a 240 ricoveri l’anno ogni 1000 abitanti. Complessivamente in Italia nel 2014 il 28% dei ricoverati aveva oltre 75 anni di età. In questa fascia d’età infatti, ben l’85,2% della popolazione presenta una malattia cronica ed il 65,4% almeno due.

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