Com’è lavorare nelle pompe funebri?

Osteria Franco e Ciccio
Pizzeria

Ci sono mestieri che ti fanno dire: “Figo, vorrei farlo anche io!”, ed altri – legati a situazioni e momenti meno piacevoli della nostra esistenza su questo pianeta – che non sono certo in cima alla lista di quando da bambino ti chiedevano ‘cosa vuoi fare da grande’.
Non è così per Pier Giorgio Isola, oggi 38enne di Alessandria, che ha sempre vissuto in mezzo a corone di fiori, lapidi, casse e manifesti a lutto. Così gli abbiamo fatto alcune domande su com’è lavorare in questo settore, per sfatare qualche falso mito e avere la conferma che tutti i lavori, purché fatti con professionalità, sono rispettabili.

D.Auto

“Seguo l’azienda di famiglia che è stata iniziata negli anni 60, dal nonno Mario come cementisti, poi marmisti ed infine come impresari funebri. Ma fin da piccolo queste situazioni particolari legati al lutto e alla morte mi sono sempre sembrate famigliari e non tristi. Giocherellando qua e là, capitava di entrare nella sala dell’esposizione dei cofani funebri e di sentir parlare i grandi di lavoro. Che nel loro caso voleva dire discutere di autopsie, defunti, nulla osta alla sepoltura…”.

I bambini possono essere più spietati dei grandi, e le battute quel mestiere potevano essere usate contro Pier Giorgio. “fortunatamente non ho mai vissuto in prima persona questi pregiudizi: magari qualche battuta tra adolescenti, ma in modo scherzoso. Anche con le prime ragazze non c’era particolare imbarazzo o superstizione…” Certo, alla vista del carro funebre – specie se pieno – i ragazzi si infilano una mano in tasca (“Vabbé lo facevo anche io…”) e gli anziani si fanno il segno della croce, ma nulla più.
Oggi che l’economia è cambiata e con la crisi lavorativa, il settore funebre è un lavoro ricercato, anche da molti giovani.

Cremazioni. Sono in aumento, ma sempre una minoranza, forse anche per una questione culturale ed economica.

Fino a poco tempo fa non si potevano neppure disperdere le ceneri in luoghi aperti come si vede nei film americani. Oggi è consentito, ma seguendo specifiche procedure.
Stravaganze: “Volersi pagare il funerale ancora in vita, per paura che i parenti non abbiano o non vogliano spendere per la futura cara estinta”. E poi i funerali ‘internazionali’, che per far vivere il momento in diretta dall’altra parte del Mondo fanno video e selfie, quasi che per un attimo non sembra ci si trovi ad un funerale, ma ad una festa.

La Ditta Isola è specializzata anche nel recupero salme in situazioni particolari di morti improvvise e violente. “Sembra strano ma ci si abitua, senza mancare di rispetto al dolore altrui, ma con gli anni ci costruiamo gli anticorpi. Dispiace, si usa tutta la sensibilità, pazienza e il tatto necessario – visto che si ha a che fare con persone e sentimenti – ma è un lavoro. Che non ha orari e che va svolto bene in pochi giorni, sempre in modo diverso”.
Dai carri funebri ipertecnologici alle foto serigrafate e ai manifesti autoprodotti: i funerali si sono modernizzati e sono cambiati di generazione in generazione: nonostante la necessità per i dolenti di spender sempre meno, si cerca di fornire il servizio migliore.

Pizzeria
Osteria Franco e Ciccio

Autore dell'articolo: Live

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *